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Le sette vite di Jovanotti

di Gianni Nicola Caracoglia
Non basta una caviglia slogata a fermare il Safari Tour di Lorenzo Cherubini. Anche su un piede solo, il "ragazzo fortunato" del pop rap italiano onora il palco di Acireale. Omaggio alla memoria di Falcone



(21 maggio 2008) Chi osa fermare Jovanotti? Una caviglia slogata domenica sera sul palco del Palalottomatica di Roma? Non se ne parla neanche. Alle 21.25 di martedì sera, dal camerino che sta dietro al palco del palasport di Acireale, una telecamera manda in onda Lorenzo Cherubini sorretto da una stampella e da un sorriso che non lascia spazio a repliche: il concerto si fa e… bando alle sedie annunciate in mattinata, perché Jovanotti su un palcoscenico ci sa stare in una sola maniera. Quale? Ballando, ovviamente, al ritmo pompatissimo della sua band (Saturrnino in testa), una vera centrale che produce energia. E se ne produce tanta di energia, nella bolgia del palasport, pieno zeppo di teenagers, molti dei quali nati quando Jova muoveva i primi passi nella musica.
«I dottori mi avevano detto di stare 10 giorni a riposo assoluto. Non è male riposarsi facendo concerti in Sicilia» è la sfida ad inizio concerto. Ma quale riposo! Come deludere i 6.800 ragazzi del palasport di Acireale – molti di loro erano all'oscuro del "fattaccio" romano -, una vera tribù che balla. Lorenzo onora il maestoso palco percorrendolo in lungo e in largo, saltando anche su un piede solo, senza sosta. «Ringrazio Fabrizio e Freddy, i due fisioterapisti che mi hanno messo in piedi» è il giusto riconoscimento al suo team dei miracoli. In questo team, un ruolo importante lo ricopre il catanese Maurizio Nicotra, fino a qualche anno fa uomo di fiducia di Carmen Consoli, oggi suo inseparabile collaboratore, che viene ringraziato sul palco.
Per questo "Safari Tour" Jovanotti ha pensato di dedicare un brano ad ogni città che visita. Arrivato in Sicilia il suo omaggio lo porta indietro al 1992, quando pubblicò un singolo a sorpresa, "Cuore", che raccontava lo schifo dei ragazzi di Palermo, e non solo, per i crimini di mafia dopo l'eccidio Falcone. La canzone non viene cantata ma recitata su un tappeto continuo di applausi. Il grande comunicatore ha colpito ancora e continua a stregare sempre nuove generazioni di ragazzi con il suo mix di energia, sentimento, e impegno civile: «Ho i brividi» ammette un ragazzo ai suoi amici sulle note di "A te"; «Mi fido Lorè», canta un altro fan sul ritornello di "Mi fido di te".
La chiusura del live è un crescendo che vede Jovanotti sfoggiare una maglietta del Catania calcio con il suo nome e il numero 46 sulla schiena. Il 41enne "ragazzo fortunato", l'amico che tutti vorrebbero avere, si congeda facendosi fotografare con il piccolo Valentino di 7 anni, giovane esponente del fan club, e rimandando al concerto di Taormina del prossimo 14 luglio. E come in un film dal lieto fine, lo spettacolo termina con la mano di Jovanotti che scrive con un fascio di luce "Lorè" sul mega schermo. Dentro la o c'è il simbolo della pace, la pace di chi fa musica con sincerità.
Un importante riconoscimento verrà assegnato al testo di "Fango" e a Lorenzo in persona il 7 giugno prossimo. Si tratta della prima edizione del Premio Mogol, dedicato al "poeta" della musica italiana" e che va a quello che una commissione, presieduta dallo stesso Mogol e composta da nomi della cultura italiana, ha ritenuto il miglior testo di musica leggera dell'anno. Jovanotti andrà personalmente a ritirarlo durante la cerimonia di consegna. Questa la motivazione di Mogol al premio assegnato al brano di Jovanotti: "Per me poesia è aderenza alla vita senza filtri né riserve, è passato e presente che si incontrano o si scontrano. Molto di tutto questo è contenuto nel bellissimo testo di Jovanotti ed è per questo che Barbara Palombelli, Aldo Cazzullo, Linus ed io abbiamo deciso di premiarlo con il primo Premio Mogol".




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