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«Per molti sono ancora Angelica»

di Alfonso Stefano Gurrera
Claudia Cardinale, "madrina" del Premio Tomasi di Lampedusa. «La Sicilia fa parte del mio Dna. Visconti? Era rude, severo ma per me un vero padre spirituale»



(19 ottobre 2004)«Basta un attimo per sentirti avvolta da una sensazione nuova e antica, avvolgente e narcotizzante assieme, quell'attimo in cui poggi il piede su quest'isola, appena scesa da un treno o da un aereo. E subito capisci che questa terra, questo paesaggio, questa luce ti appartengono, fanno parte del tuo dna, delle tue radici, della tua anima, di qualcosa che senti tuo…».

Non ha usato convenevoli Claudia Cardinale atterrando a Palermo, per salutare gli amici (Tanino Bonifacio e José Rallo) che l'hanno accolta nelle sue vesti di "madrina" del premio letterario Tomasi di Lampedusa, la scorsa estate. Ha solo esternato sentimenti di commozione, quelli che ogni ritorno su questa terra le suscitano. D'altronde la sua mediterraneità si è sempre manifestata, non solo dal suo volto ma da tutto ciò che lo arreda, i suoi occhi, indefinibili, neri o forse marrone scuri, che hanno anche il "bianco quasi azzurro come quello dei bambini"; di certo furbi e tristi, incastonati in un viso dall'espressione casta e perversa che l'ha resa duttile e idonea ai cento personaggi e più che ha interpretato. «Arrivi qui e ti accorgi che quella città in cui vivi - aggiunge la Cardinale - cioè Parigi, sembra un posto qualunque, anonimo, che subito rifiuti di considerarlo quella capitale del mondo che tutti credono, e nemmeno il centro dell'Europa, perché non ha i colori della Sicilia, né i suoi profumi né i sapori che tingono e incensano l'anima della mia infanzia». Ma quella "massima espressione della mediterraneità" che Claudia Cardinale ha sempre rappresentato la si deve anche a quel mix di bellezza, di carattere, di cultura.

E' nata a Tripoli da genitori italiani, e madre siciliana, ma in Italia si è svezzata e non solo artisticamente. E se il fato le ha assegnato questo nobile ruolo di rappresentanza, allora non è neppure un caso, ma anch'esso un segno del destino, che la sua consacrazione artistica sia arrivata con un film, "Il Gattopardo" tratto da quel romanzo che oggi viene considerato il miglior saggio di antropologia culturale che sia mai stato scritto. Film girato proprio qui, su questa terra, che oggi la riabbraccia; e sotto la direzione del suo grande maestro Luchino Visconti. Che nella trasposizione cinematografica trasmutò questo romanzo nella più efficace delle metafore siciliane.

«E' vero, è stato il film della mia vita, anche se Angelica, personaggio a cui sono particolarmente legata, non è stato il più grande che io abbia interpretato. Però il rapporto con Visconti ha veramente segnato la mia vita. Lui è stato il mio padre spirituale e non solo artistico. Era rude, severo e perfezionista ma la sua grande dottrina artistica ha dato spessore culturale e maturità a quel mo temperamento allora giovanile e ribelle».

Questo ritorno in Sicilia, qui a Santa Margherita del Belice, rappresenta anche un suo omaggio al grande Maestro. Ma quali sono i ricordi più intensi che conserva di quella esperienza siciliana?

«I ricordi sono duri e piacevoli. Il più duro si riferisce al busto del mio costume. Era stretto, piccolissimo e "doloroso". Ma entrando nel personaggio cessavo di esser me stessa e quindi non soffrivo. Ricordo che, finito di girare la scena, si avvicinò Luchino facendomi notare del sangue che scorreva lungo la mia vita. Avevo "girato " per delle ore senza che mi accorgessi di nulla! Ma sono stata ripagata, per tutte quelle sofferenze; l'aver avuto a fianco attori del calibro di Burt Lancaster e Alain Delon (con quest'ultimo costituimmo una coppia "mitica"), mi rese famosa in tutto il mondo. Ovunque andassi, e tuttora ovunque vada, tutti mi riconoscono e mi chiamano ancora Angelica».

Nel suo costruire personaggi, il Visconti del "Gattopardo", che ruolo assegna alla donna, chi è, e cos'è Angelica, che tipo di personaggio viene fuori dal romanzo?

«Una donna forte, sicura di sé, che decide da sola senza alcun condizionamento, consapevole e determinata. Faccio un esempio: il Principe di Salina è innamorato di lei, ma sarà lei a baciarlo per prima. E poi sarà ancora lei a chiedergli di ballare, davanti ad un Tancredi morto di gelosia».

Iniziative come il "Premio letterario Tomasi di Lampedusa" che ha il solo scopo di promuovere la pace tra i popoli del mediterraneo trovano la totale adesione di una ambasciatrice nel mondo dell'Unesco per i diritti delle donne come Claudia Cardinale…

«Ovviamente ma c'è molto da lavorare per la pace e non solo nel Mediterraneo. Mi sono battuta molto per Suad, che però è stata bruciata viva, ma per Amina ci siamo riusciti e l'abbiamo salvata dalla lapidazione».

Una vita, una donna, un'attrice, cento film, due uomini, Cristaldi e Squitteri, due figli Patrick e Claudia, il primo effetto di una violenza, subita non ancora ventenne, il secondo frutto di un vero amore. E poi ancora tanti altri maestri, Fellini, Germi, Monicelli, Maselli, Bolognini, Zurlini. E mille personaggi, lungo terre e luoghi così simili che più diversi non potrebbero sembrare. Che bel romanzo potrebbe essere la vita di Claudia Cardinale. Ma ci vorrebbero mille pagine e un gran maestro per scriverlo, Balzac, ad esempio. Ma sarebbe arduo anche per lui legare tutti i fili di questa sua affascinante storia. [Alfonso Stefano Gurrera]





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